Rifugio Vajolet
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14÷15 Luglio 2012

Bella escursione da Pera di Fassa a Campitello attraversando il lunare paesaggio dolomitico del Catinaccio e scendendo lungo la fertile e verdeggiante Val Duron.

Traversata un po’ disturbata dal maltempo; qualche schiarita tra un nuvolone e l’altro ha comunque permesso di godere degli splendidi panorami che la zona offre. Nel seguito una breve cronaca fotografica della gita (clicka sulle icone per visualizzarne una versione ingrandita).


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Inizio dell’escursione dal Rifugio Ciampedie, raggiunto salendo da Pera di Fassa usufruendo di tre tratti di seggiovia. Necessario coprirsi per i nuvoloni grigi che nascondevano il sole e il bel venticello che soffiava.

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Nuvoloni che nascondevano anche le cime che fanno da contorno alla Val de Vajolet e all’omonimo rifugio, meta della prima giornata, già visibile in lontananza dal Ciampedie.

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Inizio in leggerissima discesa, quasi in piano, a raggiungere la conca del Gardecia per poi iniziare la salita, ripida in un paio di brevi tratti, verso le Porte Neigre, una strettoia nella valle sopra la quale sorge il Rifugio Vajolet. Durante la salita, bel colpo d’occhio, a sinistra, sulla Cima dei Mugoni, sulle Zigolade, sulle Pale Rabiouse, ...

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Raggiunto il rifugio e lasciati gli zaini in camerata, una merenda prima di intraprendere, lungo facili roccette, attrezzate con funi metalliche per lunghi tratti, la salita al vicino Rifugio Re Alberto, proprio alla base delle Torri del Vajolet.

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Sfidando il vento fresco, era possibile anche affrontare la brevissima salita al Passo di Re Laurino, tra la Croda di Laurino e le Torri del Vajolet, per poter ammirare anche le Crode de Ciamin, proprio dietro le Torri.

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Ovviamente, non poteva mancare una foto di gruppo in tale splendido scenario!

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Quindi, ripercorrendo a ritroso le roccette, tra un nuvolone e una schiarita ritorno al Rifugio Vajolet, giusto in tempo per darsi una rinfrescata prima di cena. E, soprattutto, giu– sto in tempo per evitare un bell’acquazzone!

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Notte piovosa e con un paio di temporali, ma al mattino gli squarci azzurri nel cielo permettevano di proseguire l’escursione con la salita al Passo Principe. Solo qualche nuvola leggera che ancora saliva dal fondovalle a nascondere a tratti le cime circostanti (nella foto Cima dei Mugoni e Coronelle).

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Durante la salita, nume– rose “giravolte” ad ammi– rare la parte alta della Val de Vajolet (visibile, al centro della prima foto, il gradone roccioso delle Porte Neigre su cui sor– gono i Rifugi Vaiolet e Preuss, mentre nella seconda, al centro, Cati– naccio e Torri Nord.

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Breve la salita al Passo Principe, dove sorge l’omonimo rifugetto, ma sufficiente perché il cielo si rannuvolasse nuovamente.

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Nuvole particolarmente basse durante l’altrettanto breve salita al vicino Passo Antermoia, avvenuta nella nebbia e con la caduta di qualche goccia di pioggia. Più preoccupante il rombo di qualche tuono in lontananza, ma che fortunatamente è rimasto lontano.

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Alla fine, però, la “conquista” del Passo Antermoia non ha presentato particolari problemi ne grandi fatiche. Giusto il tempo di scattare la foto di gruppo, ...

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... che dalla Val de Vajolet è nuovalemente “risalito” il bel tempo.

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Bel tempo ben presto propagatosi anche al Valon de Antermoa, meta successiva dell’escursione, delimitato, a nord, dalla Croda dei Cirmei, dalla Torre del Lago e dalla Croda del Lago.

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Al termine del Valon de Antermoa, poco prima di raggiungere il Rifugio Antermoia, il percorso prevedeva l’aggiramento del piccolo Lech de Antermoa, alle cui spalle, a sinistra, si erge il tozzo Sass de Dona.

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Affrontata l’ultima (breve) salita della traversata, si raggiungeva il Pas de Dona, lasciandosi alle spalle il Valon de Antermoa (con l’omonimo rifugio ben visibile al centro della foto) nuovamente pieno di nuvole basse.

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Al Passo, brusco cambiamento di paesaggio: dalle lunari e desolate rocce dolomitiche percorse fino al momento, improvvisamente si passava al verde intenso e “compatto” dei pascoli del Pian da le Gialine, in alta Val di Dona.

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Dal Pas de Dona in poi solo discesa; nella foto a raggiungere il vicino Pas de Ciaresoles, con il Sas– solungo e il Sassopiatto che fanno capolino tra le nuvole dietro la cresta erbosa che separa le valli di Dona e Duron.

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Valicato anche il Pas de Ciaresoles, discesa in Val Duron, bella e verdeggiante valle caratterizzata da terreno di origine vulcanica. Nella foto i “Frati”, caratteristiche conformazioni rocciose sul versante opposto della valle. Discesa lungo un pendio abbastanza ripido ma resa facile dal tracciato del sentiero ben disegnato e da alcuni scalini in legno.

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Scattata uno nuova foto di gruppo, con lo “scudo” occidentale del Sassopiatto sullo sfondo (un po’ offuscato da un grosso nuvolone bianco), il cammino è proseguito percorrendo in discesa la Val Duron fino a raggiungere il suo vertice orientale, luogo in cui sorge il Rifugio Micheluzzi.

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Prima di entrare in rifugio per la meritata sosta, un ultimo sguardo alle spalle ad ammirare il solco della val Duron. In fondo alla valle (al centro delle foto), seminascosti, i Denti di Terra Rossa.


Terminato il veloce pranzo, breve ma ripida discesa fino a Campitello, punto terminale dei due giorni di trekking.