Rifugio Sennes
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11÷12 Luglio 2015

A metà luglio 2015 un’interessante escursione che, con partenza e arrivo al bellissimo Lago di Bràies, disegna un lungo, ma vario e non difficile, anello nell’incontaminata area di Fanes – Sennes – Bràies, uno dei più estesi parchi naturali dell’Alto Adige.

Nel seguito una breve fotocronaca dei due giorni di escursione, resi un po’ più faticosi del previsto dal gran caldo (clicka sulle immagini per visualizarne una versione ingrandita).


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Subito un incidente sulla A4, la A23 abbastanza rallentata e traffico praticamente bloccato nella bassa Pusteria: nonostante la partenza al mattino presto il lago di Braies viene raggiunto poco prima di mezzogiorno. Si decide così di “sfidare” la bolgia dei bagnanti del week-end per agguantare un panino e una bibita da gustare sulle rive del lago prima di iniziare il cammino.

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Rifocillati, si inizia percorrendo la sponda occidentale del lago, sempre facendo lo slalom tra i bagnanti. Intanto, verso sud-est, è possibile ammirare il barancioso vallone, compreso tra il Giavo Grande e la Croda del Becco, che dal Buco del Giavo scende al lago e che costituirà la via del rientro il giorno successivo.

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Arrivati al termine del lago, si svolta a destra (ovest) per risalire dolcemente la Val Foresta (Grünwaldtal); la “densità di popolazione” subisce un brusco calo.

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E quando, dopo meno di 1 km, si lascia alle spalle anche la Malga Foresta (Grünwaldalm – un caffè sarebbe gradito, ma non lo fanno!) percorrendo i pascoli che conducono nella Valle Riodalato, praticamente non si incontra più nessuno: pochi gli escursionisti incrociati nel resto del pomeriggio.

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Attraversati i pascoli e quindi un boschetto di conifere, si inizia la salita sulla sponda destra del torrente, da guadare poco più in alto per portarsi sulla sponda opposta. La traccia, labile, prosegue diritta e il cartello della deviazione manca; il guado viene così “saltato” costringendo il gruppo a tornare brevemente sui propri passi.

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Attraversato il torrente, la salita prosegue abbastanza ripida in un rado bosco che lascia gli escursionisti esposti al sole della caldissima giornata. Intanto, man mano che si sale, alle spalle compaiono lentamente i monti che sovrastano la sponda orientale del Lago di Braies (Sasso del Signore, Grande Apostolo, Campo del Cavallo Piccolo).

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Al termine del bosco, la pendenza si addolcisce leggermente e si esegue una leggere curva a sinistra per immettersi nell’ampio Cadin di Sénnes (o Quaira di Sennes), compreso tra le lastronate inclinate delle propaggini del Col de Ricegon a destra ...

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... e quelle della Punta della Quaira di Sennes a sinistra.

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La salita prosegue non troppo faticosa (se non per il gran caldo) in un ambiente lunare, ...

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... con la vista alle spalle che ormai “scavalca” le cime del versante orografico sinistro della Val Foresta (Cima dei Colli Alti) per spingersi fino a quelle del versante orografico destro della bassa Val Pusteria (Monte Nevoso, Pizzo delle Vedrette, Monte Magno, ...).

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Raggiunta infine la Forcella Riodalato, il paesaggio cambia quasi all’improvviso: dalle rocce e dagli sfasciumi dove non si vede un filo d’erba, si passa agli ampi pascoli dell’Alpe Sennes ...

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... con il panorama che si apre, pian piano, sui monti dell’ampezzano e della Badia.

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Nonostante i nuvoloni da caldo che si condensano in cielo, impossibile non effettuare numerose soste per scattare fotografie.

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È ormai il tardo pomeriggio quando il gruppo raggiunge l’accogliente Rifugio Sennes; c’è comunque il tempo di dissetarsi con una fresca bibita e rigenerarsi con una bella doccia prima dell’ottima cena. E non manca neanche l’occasione di vedere, seppur di sfuggita, la Croda Rossa “arrossire” alla luce del tramonto.

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Risveglio domenica mattina sempre con il caldo; il cielo però è limpidissimo e le pareti del gruppo delle Lavinores e del Col Bechei riflettono l’intensa luce del mattino.

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Fatta colazione e scattata l’immancabile foto di gruppo davanti al rifugio, ...

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... si riparte lungo la strada sterrata, in direzione sud ed in leggera discesa, per completare l’anello.

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Ben presto la strada viene abbandonata per seguire in direzione est, praticamente in piano, l’Alta Via n° 1 delle Dolomiti; oltre i pascoli e i boschi dell’Alpe Sennes, il panorama si allarga piano piano a comprendere, oltre il gruppo delle Lavinores e del Col Bechei, ...

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... anche il Piz dle Conturines, il Piz Lavarella e il Sasso della Croce, bordo orientale dell’altipiano di Fanes che precipita sulla media Val Badia.

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Anche L’alta Via viene abbandonata presto per imboccare un sentiero, sempre pianeggiante, in direzione del Lago Grande di Fosses, con il più arrotondato versante meridionale della Croda del Becco che lentamente compare verso nord.

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Breve sosta presso il Lago Grande di Fosses e l’omonima malga ...

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... prima di riprendere il cammino verso il Rifugio Biella affrontando una non ripida salita zigzagando tra numerosi massi disseminati in una verde prateria.

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Man mano che si sale, sempre più ampia la vista che ci si lascia alle spalle verso le Tofane (di Dentro al centro, di Mezzo dietro a sinistra e di Rozes la più lontana a destra) ...

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... mentre sulla sinistra ricompaiono i monti e le vette sovrastanti la Forcella Riodalato (Monte Sella di Sennes).

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Lunga pausa per una bella merenda al Rifugio Biella, prima di affrontare la brevissima salita alla Forcella Sora Forno e calarsi poi nel “Forno”, ovvero nello stretto corridoio roccioso tra il Pizzo Forno e il Monte Muro.

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Al termine del “Forno”, anziché proseguire in ripida discesa lungo il tracciato dell’Alta Via, si piega a destra, tra magri pascoli, lungo una traccia quasi pianeggiante in direzione del Giavo Piccolo; da tale sentiero è sempre possibile ammirare la Croda del Becco che, da questa angolazione, cambia ancora forma e aspetto.

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Incrociato il sentiero n° 4, infine, lo si imbocca in direzione nord-ovest per riprendere piacevolmente la discesa. Superato il piccolo laghetto del Giavo, asciutto, e il Buco del Giavo, si torna in vista del Lago di Braies, molto più in basso, da raggiungere reimmettendosi sul tracciato dell’Alta Via e aumentando la pendenza della discesa.

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Discesa che termina proprio in corrispondenza della sponda meridionale del lago, dove si effettua un’ultima sosta per prendere un po’ di sole (e qualcuno anche per fare il bagno) prima di tornare alle automobili e fare ritorno a Monza.